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Claudio Naranjo: la scuola, la ricerca di sé

24.01.2014

Claudio Naranjo (Valparaiso, 1932) è un saggio dal viso ovattato e aperto. Forse si è fatto crescere la barba per nascondere i suoi occhi da bambino e i suoi denti. Porta scarpe inquietanti, un raro incrocio tra zoccoli bucherellati e ciabatte. Afferma che i conflitti mondiali non si risolvono con conferenze internazionali tra politici, ma cambiando l’educazione. La speranza: i nostri figli. Per Naranjo, la felicità è l’equilibrio tra il pensare, il sentire e l’amare. E realizzare il potenziale del nostro Essere.

Lei dice che il sistema educativo serve solo a mantenere lo status sociale attuale. Come possiamo cambiare il mondo con l’educazione?

L’educazione dovrebbe passare dall’essere uno strumento che riproduce la società che abbiamo, al diventare uno strumento di promozione dell’evoluzione. Bisognerebbe smettere di usare l’educazione come sistema di indottrinamento o di reclutamento per questa società. C’è un elemento dispotico: si utilizza la scuola per addomesticare. Dovremmo utilizzare la scuola per formare esseri integri.

E che cos’è essere una persona integra?

L’educazione attuale si occupa solo della mente razionale, competente, strumentale, come se fossimo solo quello. Si creano esseri egoisti e preparati che non hanno una dimensione della gioia della vita. Non sembra legittimo educare per essere felici.  Se si calcolasse il prezzo dell’infelicità che si crea, si vedrebbe quanto è anti-economica la nostra educazione.Si dà origine a gente infelice, che sviluppa delle nevrosi e delle malattie psicosomatiche, che poi non funziona bene al lavoro.

Lei non è favorevole ai voti.

Il sistema di apprendimento basato sui voti ci dice che bisogna studiare per “mangiare la carota”. Le cose vere si imparano per amore della conoscenza, per amore della verità, per il desiderio di sapere. I bambini hanno una grande curiosità, ma si uccide questa curiosità quando li obblighiamo a ripetere le cose imparate. Sulla sua domanda precedente, un essere completo non è solo un essere intelligente; è anche amorevole e ha una saggezza istintiva. Questa saggezza è sacra per le culture sciamaniche che erano molto in contatto con il nostro animale interiore. L’anima è come un animale.

Gli insegnanti devono stimolare l’animale interiore?

Sì. E sa come? Insegnando con atteggiamento amorevole. Senza essere degli sfruttatori mascherati da bravi maestri.

Sfruttatori?

Rubano al bambino molte ore della sua vita durante molti anni di scuola. Lo mantengono in una incubatrice, immobile in classe, a imparare stupidaggini che poco gli serviranno per la vita. La verità non si impara sui libri che parlano di ciò che dicono altri libri. Quella è una conoscenza morta. Non ci sono prove scientifiche che dicano che l’attuale educazione serva a sviluppare delle persone. Per fortuna, i bambini hanno un buon istinto e un buon senso che gli dicono: “Questo non fa per me, non risponde alla mia condizione esistenziale”.

E poi, c’e’ l’ego. Ci educano per nutrire l’ego.

L’ ego è una prigione. Una mente piccola. Un tessuto di emozioni distruttive e carenti. Per questo, l’invidia e l’orgoglio, sono quelle che muovono la maggioranza durante buona parte della loro vita. Bisogna conoscere l’ego per non essere suo schiavo.

Com’è il suo ego?

E’ un buon asinello da soma. Lo uso per le mie attività.

Secondo Lei, qual è il più grande problema del mondo?

Il virus del linguaggio. Si guarda tutto attraverso un eccesso di giudizio. Non viviamo in forma naturale, ma attraverso concetti intermedi, di ciò che dovrebbe essere e di come dovrebbe essere. E il denaro. Al giorno d’oggi, l’unica cosa grande è il denaro. E’ come se la gente diventasse pazza per il denaro. Come diceva Antonio Machado, solo uno sciocco confonde valore e prezzo.

Che cos’è la realtà?

L’esperienza vissuta. Ma l’esperienza umana è come una cipolla. Ci sono cose profonde e superficiali, anche nel mondo emozionale. Per un mistico, la realtà è la sostanza della coscienza. L’essere è la realtà. E la gente non ha questa esperienza dell’essere. La gente generalmente cerca  l’essere dove non c’è: nel piacere,nell’intensità, nell’avere. Quasi tutta la loro vita è  in un senso di deficit, perché non sanno di esistere. Una persona che è arrivata a se stessa è quella che è arrivata a capire che cos’è.

Lei lo ha scoperto nel deserto?

E’ stato la mia sala parto. L’inizio di una nuova vita. Io ero un cercatore assetato, mi ero avvicinato a molti maestri, ma non avevo messo la testa nel cielo, eccetto che con alcune esperienze psichedeliche. Nel deserto iniziò la possibilità di entrare in contatto con il divino, lo si chiami come lo si chiami, perché non simpatizzo con quelli che parlano di Dio.

Dio non è di moda.

E con ragione, perché si è usato il suo nome più che invano. Il nome di Dio lo hanno usato molto i banditi.

E Lei, cosa vuole essere quando sarà più grande?

Io sono già arrivato in cielo e l’ho perso. Mi piacerebbe concludere il ritorno sulla terra. Seminare qui, sulla terra, ciò che ho trovato in cielo. Sto crescendo, sono in evoluzione. Per esempio, ogni volta parlo con più fluidità. Mi piacerebbe anche avere un cuore più grande, essere più utile agli altri ed essere al servizio di ciò che mi dica la vita.

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Claudio Naranjo. Intervista pubblicata su “El Periòdico de Calalunya” 21 marzo 2010.